In una piazza di Saragozza, in Spagna, c’è una statua di una donna che ci racconta una storia già vista. È la scultura La Mujer Que Nunca Hizo Nada, La donna che non fece mai niente, realizzata nel 2001 dallo scultore José Luis Fernández.
Un titolo pungente, quasi crudele. Perché quella donna, mentre cammina tenendo i figli per mano, porta sulle spalle un mondo intero: una lavatrice, secchi, scope, utensili.
Oggetti semplici, quotidiani, che però diventano il simbolo di una vita trascorsa a fare tutto. E allo stesso tempo, a sentirsi dire che non lavorava.
Il mito doloroso della donna che “non lavora”
Per decenni, soprattutto nel passato, milioni di donne hanno vissuto dentro un paradosso che oggi appare quasi incredibile:
passare giornate infinite a cucinare, lavare, stirare, crescere i figli, occuparsi della casa, dei genitori, dei mariti, della terra…
e poi sentirsi dire: “Non hai mai lavorato.”
Lo hanno fatto in silenzio.Un silenzio che era forza ma allo stesso tempo era anche una condanna.
Il prezzo da pagare per un ruolo dato per scontato.
Queste donne che non si lamentavano mai, spesso perché nessuno aveva insegnato loro che potevano farlo, hanno rinunciato a sé stesse per far vivere meglio gli altri.
Un lavoro non retribuito, non raccontato, quasi mai riconosciuto.
Un tributo al passato. Un monito per il presente
Quella scultura non è solo memoria: è uno specchio.
Perché ancora oggi, nel 2025, milioni di donne vivono una doppia vita: una fuori casa, con un lavoro ufficiale,
e una dentro casa, con un lavoro che ufficiale non lo è mai stato ma che spesso porta via ancora più tempo e impiega ancora più fatica.
Il famoso “carico mentale”, quella lista infinita di impegni, pensieri, ricordi, responsabilità, pesa ancora tutto su di loro nella maggior parte dei casi ancora oggi.
Un invito al riconoscimento
La Mujer Que Nunca Hizo Nada ci chiede di fermarci un attimo per riflettere in questo mondo che va sempre di corsa e spesso non ci fa riconoscere il valore reale delle cose.
L’opera di Fernández ci invita a cambiare prospettiva.
A farlo nelle nostre case, nelle nostre relazioni, nelle nostre giornate.
La forza delle donne merita rispetto, riconoscimento, equità.
Perché il lavoro invisibile non è “niente”. È il fondamento su cui il resto della vita si appoggia.
Bisogna ricordare come dietro ogni famiglia ci sia una donna che fa molto più di quanto abbia mai detto. Molto più di quanto abbia mai mostrato fuori le mura di casa.
Guardando questa scultura possiamo finalmente smettere di dare per scontato ciò che scontato non è mai stato.




























































































































































































































