La Human Library, o Biblioteca Vivente, nasce in Danimarca 25 anni fa da un’idea che sembra semplice ma fortemente innovatrice: far incontrare le persone, senza barriere, per scoprire cosa c’è dietro un disagio e i pregiudizi che ne derivano. Non si sfogliano pagine, non si leggono capitoli: ci si ascolta. E spesso ciò che si ascolta sorprende più di qualunque libro.
In una Human Library l’ambiente ricorda una biblioteca tradizionale: c’è un catalogo, ci sono i bibliotecari, c’è una sala lettura. Ma una piccola grande differenza: i libri sono persone vere, in carne ed ossa. Volti, occhi, corpi che si mettono a disposizione. Ognuno sceglie un titolo in base alle proprie esperienze, spesso proprio quell’etichetta con cui la società tende a identificarli, e poi ci si apre come un libro, con la voglia di condividere e rompere qualsiasi tipo di barriera.
Il lettore a sua volta si siede, non prende in mano un volume ma guarda negli occhi la persona che ha davanti, e lì comincia un dialogo che dura dai trenta minuti a un’ora e mezza. Nessuna pagina da girare: solo domande, risposte, silenzi, sguardi che dicono più di mille parole.
Human Library: un’idea danese degli anni 2000
L’idea nasce nel 2000 a Copenaghen grazie all’attivista Ronni Abergel e all’associazione Stop The Violence. La prima volta viene presentata al festival di Roskilde, e nessuno si aspetta il risultato: una fila lunghissima di persone curiose di ascoltare storie che normalmente restano nascoste. I libri viventi incarnano pregiudizi reali come la disabilità, la migrazione, la detenzione, l’identità di genere, la diversità religiosa, la sopravvivenza alla violenza, e ogni incontro diventa l’occasione per allargare la propria prospettiva, per mettere in discussione ciò che si credeva di sapere.
La magia della Biblioteca Vivente sta nel suo gesto più semplice: due esseri umani seduti uno di fronte all’altro che parlano, senza filtri e senza difese. In un mondo che corre veloce, dove spesso comunichiamo attraverso schermi e messaggi che durano pochi secondi, la Human Library ci restituisce qualcosa che nell’era moderna abbiamo quasi dimenticato: il tempo dell’ascolto, il valore di uno sguardo, la potenza di una storia raccontata faccia a faccia. Il tutto viene spesso sostituito dai social e da notizie lampo, in un mondo che va troppo veloce, riscoprire quanto sia potente guardare negli occhi qualcuno mentre si racconta senza fretta, è una grande vittoria.
Da progetto culturale a movimento globale
Oggi il progetto è diventato un movimento globale presente in oltre 80 Paesi. È entrato nelle scuole, nelle università, nelle biblioteche e nei festival culturali. E dopo 25 anni il suo messaggio è ancora più necessario: la diversità non è una distanza da colmare, ma una possibilità. E spesso il libro più sorprendente che potremmo leggere non lo troveremo mai su uno scaffale… ma davanti a noi, nella storia di un’altra persona, e non c’è neanche bisogno di andare troppo lontano, basterebbe guardare nelle persone che abbiamo vicino ogni giorno.































































































